Giro
del postino, Val Boreca (PC)
Artana (1138) -
Torrente Boreca (691) - Pizzonero (1034) - Suzzi (967) - Mulino di
Suzzi (775) - Bogli (1067) - Artana (1138)
Primo ritrovo
ore 8:00 Piazza Coppi a Serravalle Scrivia
Secondo ritrovo
ore 8:15 Piazza Pinan Cichero a Vignole Borbera
Terzo ritrovo
ore 9:15 Albergo Capanne di Cosola
Partenza da
Artana ore 9:30 c.a.
Arrivo previsto
ad Artana ore 17:00 c.a.
Lunghezza km 17
Difficoltà E
Dislivello in
salita m 800 c.a.
Segnavia bianco
rosso 175 da Artana a Pizzonero
e poi bianco
rosso 121 fino al termine
Tempo previsto
6/7 ore escluso le soste
Per chi volesse
c'è la possibilità di arrivare al sabato sera: cena, pernottamento
e prima colazione all'albergo
di Capanne di Cosola
(m.1500) con 48 euro.
Questo giro era
appunto quello che si faceva tutti i santi giorni il postino per
consegnare le lettere quando ancora questi borghi non erano serviti
da strade carrabili ed erano abitati tutto l'anno. In seguito alla
costruzione delle strade i borghi si sono via via spopolati ed ormai
si animano solo nei fine settimana e nella bella stagione, anche se
c'è qualche famiglia che vi abita ancora. Percorso impegnativo ma
molto suggestivo; per il guado conviene levarsi calze e scarponi e
quindi portarsi un asciugamano...Inoltre, considerata la bontà delle
acque e la presenza di almeno una fontana per ogni paese, potreste
fare a meno di riempire le borracce. La sosta pranzo è prevista a
Pizzonero oppure, se siamo abbastanza veloci, a Suzzi.
Si parte da
Artana (ampio parcheggio poco prima del paese) e si prende il
segnavia bianco e rosso n.175 in direzione Pizzonero che scende assai
ripido in direzione del Boreca (questo primo tratto è con erba alta
ed ortiche, prestare attenzione a non scivolare). Arrivati al
torrente saremo nel punto più basso del giro a quota 691, in alto,
molto in alto si staglia il Lesima (m.1724), una delle vette più
elevate dell'Appennino con il caratteristico “pallone” (radar di
controllo del traffico aereo). Anche qui prestiamo attenzione a non
scivolare sulle pietre viscide; risaliamo l'altro versante con un
sentiero meno ripido in una splendida faggeta con piante
plurisecolari alcune dalle forme contorte, e, dopo circa due ore di
cammino, arriviamo a Pizzonero: forse il paesino più suggestivo,
appartato e soleggiato di tutto il giro. Da qui possiamo ammirare uno
splendido panorama con Artana, tutto il crinale che dalle Capanne di
Cosola, porta al Cavalmurone (m.1670) e al Carmo (m.1642) s'intravede
anche il campanile di Bogli che sbuca dal bosco e ci sembra
lontanissimo...Si prosegue poi lungo una strada sterrata (segnavia
bianco e rosso n.121), dopo una curva appare, in fondo ad un prato,
l'Oratorio di San Bernardo, un posto veramente incantevole. Con
continui saliscendi e costeggiando la montagna arriviamo a Suzzi,
anche qui come a Pizzonero, case grandi e spigolose e un lavatoio con
acqua freschissima. Dopo la doverosa sosta riprendiamo il cammino in
discesa lasciando alla nostra sinistra il bianchissimo Oratorio di
San Giovanni Battista ed il piccolo cimitero. Il sentiero diventa
via, via più ripido e con piccoli tornanti porta ad un piccolo
laghetto alimentato da una cascata, al cui fianco, c'è quel che
resta del vecchio mulino uno dei tanti che in passato sorgevano lungo
il corso del torrente. Si tratta in questo caso del mulino di Suzzi,
dove si narra che il più leggendario tra i pifferai, il Draghin,
si desse appuntamento con un compagno di Bogli suonatore di musa.
Riprendiamo il cammino, superiamo un ponte e cominciamo la salita
verso Bogli. Arrivati in paese passiamo a fianco alla casa che
apparteneva ai nonni di Arturo Toscanini (qui è il cognome più
diffuso). Saliamo alla chiesa e da qui prendiamo una carrareccia in
direzione di Artana, splendido il panorama con Suzzi sovrastato dalla
piramide del monte
Alfeo (m.1651). Dopo una ventina di minuti arriviamo alla cascina
Borgonovo, nota come Bocalòu, qui viveva il Nito
famoso in tutte e quattro le province; lasciamo la cascina con
l'ultima salita e, dopo una trentina di minuti arriviamo ad un antico
lavatoio e, da qui, in breve ad Artana. Il giro per la lunghezza ed
il dislivello è consigliato a persone abbastanza allenate, chi non è
convinto dei propri mezzi può, in alternativa, limitarsi a fare
Artana – Bogli – Artana, segnavia bianco rosso n.121, che non
presenta difficoltà (tempo previsto due ore escluso le soste).
Ecco le foto della verifica (fatte tra uno scroscio e l'altro...)
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| Guado del Boreca |
La descrizione completa è qui: A un passo dalla vetta
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| Bogli: la casa degli avi di Toscanini |
Anello della Val Boreca
La storia del "Nitto"
(...) In questo sperduto e isolatissimo luogo, troviamo una casa in sasso, di
fronte a noi si staglia la mole isolata del Monte Alfeo, mentre ai
nostri piedi digradano in maniera quasi inaccessibile vecchie faggete;
In lontananza si sente il fragore dell’acqua del torrente Boreca che
ormai da milioni e milioni di anni scava attraverso la durissima roccia
dell’Appennino il suo tortuoso percorso che lo accompagnerà fino nella
valle Trebbia.
In questo luogo ha vissuto per una vita intera Marziano Rossi "Il Nitto".
Il Nitto era una persona straordinaria, all’età di 97 anni viveva solo
in questa casetta, per tutti aveva una battuta, un aneddoto da
raccontare.. e di certo non gli mancavano, vista la vita travagliata che
ha vissuto: da quando faceva Il ciabattino a Genova a quando durante la
guerra gli bruciarono la casa la vigilia di Natale, ma anche racconti
più semplici: dai ghiri o dalle falne che aveva vicino a casa, agli
ululati del lupo che sentiva lontano e nonostante l’età, sia le forze
sia la memoria non lo abbandonavano, potevi vederlo nel bosco a fare
legna o poteva parlarti dl come sono nati gli Appennini!!!
Questo era Il Nitto, un uomo amato da tutti, ora la Val Boreca ha perso
un suo tesoro, non lo rivedremo più muoversi agile tra quei boschi, ma
resterà sempre nel cuore di tutte quelle persone che hanno avuto la
grande fortuna di conoscerlo.(...)
Fonte
Durante la verifica a Bogli, abbiamo conosciuto Ennio il nipote, che c'ha raccontato un aneddoto; quando già aveva 92 anni, il Nitto era esasperato dalle moto che passavano sulla sterrata che costeggia la cascina e quindi aveva disposto una striscia chiodata per impedirne il passaggio ma fu scoperto e una quindicina di motociclisti con l'intenzione di vendicarsi, s'avvicinarono a lui che si rifugiò in casa per uscirne poco dopo affacciato ad una finestra con un fucile e, dopo aver sparato due colpi in aria, lo puntò verso di loro che fuggirono impauriti.